L'ANIMA DI UNA PERSONA E COME UN CIELO STELLATO IN CUI SI CERCA SEMPRE DI TROVARE LA GIUSTA STELLA MA NON DIMENTICHIAMO CHE ESESTE L'UNIVERSO E QUANDO LO SI TROVA SI CONOSCE L'IMMENSO AMORE ……….

L’AMORE

 
 
 
                                   

I. RIFLESSIONE FILOSOFICA

1. Di cosa stiamo parlando?

A) Qualcosa di soggettivo?

Parlare di un argomento come quello dell’amore tout court è apparentemente ridicolo per tanti

motivi. Innanzitutto perché si direbbe una tematica troppo vasta – come minimo bisognerebbe restringere

il campo con una specificazione dell’amore, che ne so l’amore tra ragazzi, tra sposati, verso

i figli, per Dio, ecc. In secondo luogo si ha a che fare con un campo in cui sembra che si possa

dire di tutto e di più e quasi nulla di oggettivo. Perché anche se è un dato di fatto che ovunque e da

chiunque si capisce la parola amore, ognuno conferisce ad essa un suo significato soggettivo. La

sfida nel trattare questa tematica sarebbe proprio quella di dire qualcosa di oggettivo sull’amore in

quanto tale. Perché anche se esistono tante specificazioni dell’amore, dovremmo comunque sapere

cos’è l’amore in quanto tale.

Vogliamo allora provare a dire qualcosa sull’amore che va oltre il nostro soggettivo sentire e

possa essere ritenuto come universalmente valido. Ad esempio, si può affermare che l’amore inerisce

esclusivamente alla persona umana? Se potessimo dire questo avremmo già posto una grossa

base di oggettività. Ma forse qualcuno direbbe che anche gli animali amano. Allora saremmo costretti

a chiederci che concetto di amore abbiamo. E via di seguito. Insomma, forse ci renderemmo

conto che abbiamo a che fare con qualcosa di così conosciuto e sconosciuto allo stesso tempo.

Qualcosa che pensiamo di possedere come un ovvietà e invece si mostra sfuggente e inafferrabile.

Ma è proprio questo sentimento di inafferrabilità che è pericoloso. Perché se l’amore è tutto e niente,

allora non serve più a nulla.

B) A partire dall’esperienza.

Il fatto è che la nostra idea di amore è inevitabilmente dipendente dall’esperienza. E, ovviamente,

ognuno ha una esperienza diversa. C’è chi ha subito torti, ingiustizie anche gravi, chi è stato tradito.

Allora l’amore finisce per acquistare una valenza molto più relativa. Una persona che è stata

abbandonata ingiustamente dal coniuge con cui ha condiviso tanti anni della sua vita, subisce un

trauma profondo. Magari poi si metterà con un’altra persona e dirà anche che la ama. Però

quell’amore avrà certamente un significato diverso da quello che aveva prima. Quindi il concetto di

amore sembra legato fatalmente all’esperienza personale; e perciò inevitabilmente soggettivo. Però

al di là di tutte questi aspetti soggettivi siamo convinti che l’amore è qualcosa di oggettivo. Ed è

questo qualcosa che ci interessa. Ma dove possiamo andare a pescarla questa oggettività?

2. Poniamoci alcune domande.

A) Una definizione dell’amore.

Mi sembra importante porci alcune domande. La prima, da cui dipendono tutte le altre, mi pare

essere quella relativa alla nostra definizione di amore. Se guardiamo i dizionari vediamo che pressappoco

tutti definiscono l’amore a partire dal sentimento. Ma non è detto che tutti abbiamo questa

idea. Proviamo a pensarci un attimo. In definitiva, quando diciamo “amore” cosa stiamo dicendo?

Quando diciamo che uno ama, cosa stiamo dicendo? Che significa che uno ama? Che vuole il bene

di qualcuno a prescindere da un proprio interesse. Volere il bene di un altro senza riceverne nulla in

cambio. Questa potrebbe essere una definizione abbastanza accettabile. In altre parole, volere il bene

altrui gratuitamente. La gratuità sembra dunque una dimensione costitutiva dell’amore. L’amore

ha a che fare con la gratuità1. Non ha a che fare cioè con ciò che è dovuto. Ciò che è dovuto si deve

alla giustizia, per cui il principio “a ciascuno il suo”. Ciò che non mi è dovuto è invece gratis. Qual-

1

“L’eros di Dio per l’uomo … è insieme totalmente agape. Non soltanto perché viene donato del tutto gratuitamente,

senza alcun merito precedente, ma anche perché è amore che perdona”: B

ENEDETTO XVI, Deus caritas est 10.

2

cuno potrebbe forse obiettare che l’amore mi è dovuto e che questo fa parte della giustizia (vedi sotto).

Pensiamo però all’origine della nostra esistenza. Possiamo dire che mi era dovuto venire

all’esistenza? Mi era dovuto che ci fosse un universo e una terra in cui è possibile la vita umana e

che io venissi all’esistenza? Certamente no. Eppure è avvenuto. Se da questo momento io acquisto

dei diritti, all’origine però di questi diritti non c’è un diritto, ma una gratuità. E la gratuità significa

amore. E amore significa qualcuno che ama. All’origine di tutto c’è una persona che ama gratuitamente.

B) Si può dire qualcosa di oggettivo sull’amore?

Quanto abbiamo detto nel punto precedente è qualcosa di oggettivo; se vogliamo capirlo. Certo,

se uno non vuole capire, qualsiasi cosa finisce per essere relativa e soggettiva. Ma non perché la verità

a volte è ignorata che allora l’oggettività perde di valore. La vita umana è oggettivamente da rispettare,

nonostante che tante volte non viene fatto. Allora se riconosciamo come vero che l’amore

ha a che fare con la gratuità e con la persona, allora ne consegue una altra verità fondamentale:

l’amore ha a che fare necessariamente con l’altro. Non c’è amore senza l’altro. Per quanto possa

sembrare banale non lo è. Di fronte a me e all’origine di me c’è un altro. Io non esisto se non a partire

da un altro. Nessuno di noi è all’origine di se stesso; tutti abbiamo origine da un altro. Io sono

un essere costitutivamente dipendente da un altro e quindi dall’amore. Questa realtà rimane vera per

tutta l’esistenza.

C) A quale livello antropologico appartiene l’amore?

Vale a dire: l’amore fa parte della sfera del sentimento, della razionalità, o della prassi? Sicuramente

non solo al sentimento. Se l’amore, come abbiamo detto, è volere il bene di qualcuno gratuitamente,

ciò implica che non ha a che fare (soltanto) con il sentimento, ma con il volere. Il primo

bene per qualcuno è volere che esso esista. Volere che uno esista è il primo atto di amore; e questo è

qualcosa che avviene a prescindere dal sentimento. Inoltre, da quanto abbiamo detto sopra l’amore

ha a che fare molto più con la prassi che con il sentimento. L’amore è una questione di prassi.

D) Diritto-dovere?

A questo punto possiamo chiederci: ma allora l’amore è un diritto? Abbiamo diritto ad essere

amati? E di conseguenza, amare è un dovere? Abbiamo osservato in precedenza che se l’amore ha a

che fare con la gratuità non può far parte del diritto. Ciò che fonda il diritto e il dovere è la giustizia.

Ricevere ciò di cui ho diritto e il dovere di rispettare i diritti degli altri è una questione di giustizia e

non di amore. Però, essere amato non è anche qualcosa di vitale che implica un diritto? Un neonato

nel momento in cui ha il diritto a vivere e quindi ad essere accudito non ha anche il diritto di essere

amato? E se di contro amare è l’essenza della esistenza umana non è allora un dovere farlo anche

solo per realizzare la mia persona? Possiamo dire che se l’amore è qualcosa di “naturale”, qualcosa

cioè che corrisponde alla natura umana, allora abbiamo nei suoi confronti un diritto-dovere2.

E) Un “bisogno” fondamentale.

L’amore appare così far parte dei bisogni primari dell’uomo

3, perché inscindibilmente legato

all’esistenza. Noi abbiamo un costante bisogno che qualcuno affermi la nostra esistenza. In altre parole,

abbiamo bisogno di

essere per qualcuno. Io sono se sono per qualcuno. E sono per qualcuno

nel momento in cui quel qualcuno mi ama. Ma ancora questo non basta. Io sono-per-qualcuno soprattutto

nel momento in cui io amo. Ciò è molto chiaro e ovvio, anche senza doverlo dimostrare in

modo razionale. Lo sappiamo e basta. E non lo si può dimostrare con una formula matematica. Allora

la redenzione, la salvezza, la vera felicità per l’uomo può venire soltanto da una persona che lo

ama. Ma che lo ama veramente. Cioè non parzialmente e occasionalmente, ma continuamente e to-

2

Possiamo ricordare l’affermazione di 1Gv 3,16: «In questo abbiamo conosciuto l’amore: poiché lui ha dato la vita per

noi, anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli». Gesù ha comandato ai discepoli di amarsi. L’amore ha perciò a che

fare con il dovere e con la prassi. Però tutti questi comandi sono sempre legati all’agire di Dio e di Cristo. È il suo amore

gratuito che sta all’origine di questo “dovere”. Amare diventa un atto di giustizia a partire dal fatto che in Dio amore

e giustizia hanno coinciso. La giustizia di Dio è stata l’amore.

3

I “bisogni” fondamentali dell’essere umano non si collocano soltanto nella sfera corporale. Ci sono bisogni essenziali

che fanno parte di un’altra sfera, anche se questa sfera non si può misurare con le scienze empiriche.

3

talmente. Che lo ama in modo totale e definitivo, perché sappiamo bene che l’amore è così, totale e

definitivo. Potremmo chiederci: perché siamo fatti così? Perché abbiamo bisogno dell’amore? Forse

perché siamo fatti ad immagine di Qualcuno che è l’Amore? Ma allora perché non sappiamo amare

veramente? Perché dobbiamo tutti registrare dei fallimenti nel campo dell’amore? Forse perché esiste

il male, il peccato? A queste domande non può rispondere la scienza. È stata la Rivelazione che

ha risposto a queste domande.

3. L’amore come “fondamento”.

A questo punto basterebbe poco a capire che il fondamento di tutto è l’amore. Per “fondamento”

intendo pressappoco quello che si intendeva nella metafisica. Esiste una realtà che ingloba tutte le

altre e che non può essere “compresa” dalle altre. La scienza astronomica o astrofisica, per esempio,

dove può arrivare? Forse a farci vedere che tutto proviene da una massa iniziale che è esplosa con

un big bang. Ma non potrà mai dirci cosa c’è dietro quella massa. E soprattutto perché c’è quella

massa. Esiste sempre un perché al quale le scienze non potranno mai rispondere. E il motivo sta nel

fatto che la risposta sta ad un altro livello. Aristotele ha scritto il trattato sulla fisica e dopo quello

sulla metafisica. Era ovvio che esisteva qualcosa che non era spiegabile con le scienze empiriche.

C’è qualcosa che “sta sotto” al tutto; e questo qualcosa costituisce il fondamento del tutto. Il fondamento

del tutto è l’amore. Ma l’amore presuppone una persona che liberamente prende delle decisioni.

Allora, se il fondamento di tutto è l’amore, e questo è qualcosa di oggettivo e ha a che fare

con la prassi, allora dovremmo chiederci in base a che cosa noi prendiamo le nostre decisioni. Tutte

le decisioni, da quelle più piccole giornaliere, a quelle che coinvolgono il destino di popoli interi.

II. RIFLESSIONE TEOLOGICA

1. L’amore nella Rivelazione

A) L’uomo immagine di Dio.

Prendiamo ora in considerazione la Scrittura e vediamo quanto razionale e ragionevole essa sia.

Abbiamo detto che la scienza non potrà mai dare una vera risposta alla questione dell’amore – in

realtà non può parlare affatto dell’amore, perché non è il suo campo. Qual è allora il campo

dell’amore, la prospettiva da cui se ne può parlare? L’antropologia certamente ne può parlare, essendo

l’amore, come abbiamo visto, qualcosa che inerisce alla persona umana. C’è anche una antropologia

teologica, rivelata. A mio parere tutto sta a partire dalla rivelazione che troviamo in Gen

1,26-28, in cui si afferma che Dio crea l’uomo a sua immagine e somiglianza. Questa affermazione

non è per affatto scontata, né ovvia. Che significa che l’uomo, l’essere umano, è ad immagine di

Dio? A prima vista infatti non si dice nulla; non si dice quale sia l’immagine di Dio. Se c’è una realtà

di cui la Scrittura afferma che non se ne può conoscere l’immagine quella è proprio Dio. Dio è

l’invisibile per eccellenza. Per questo di Dio non si può fare alcuna immagine. Ma allora, se Dio è

invisibile e quindi non ci può essere di Lui alcuna immagine, come faccio a capire in che senso

l’uomo sia ad immagine di Dio? Per dire che un tizio assomiglia al padre devo aver prima visto il

padre. Quindi come può affermare, chi ha scritto questo testo, che l’uomo è ad immagine di qualcuno

che non si è mai visto? La domanda non è per nulla oziosa.

B) Una relazione personale.

Nel testo di Gen 1, nonostante l’apparente ambiguità, possiamo notare alcune cose. 1) Il racconto,

prima di parlare della creazione dell’uomo, descrive la creazione delle piante e degli animali. Di

queste cose si dice che ciascuna era creata secondo la sua specie. Dell’uomo invece non si dice che

è creato secondo la sua specie, ma secondo l’immagine di Dio. 2) Prima Dio dice “Facciamo

l’uomo secondo la nostra immagine”, ma poi si dice che lo fece “secondo l’immagine di Lui”. C’è

un gioco tra il singolare e il plurale. Lo stesso gioco appare per quanto riguarda l’uomo “lo creò …

li creò”. 3) Anche se non si dice quale sia l’immagine di Dio, si dice che questa immagine è presente

nell’essere umano in quanto maschio e femmina. Comunque si voglia intendere, questo significa

che l’immagine di Dio ha a che fare con la relazione personale. La relazione è qualcosa di assolu4

tamente costitutivo dell’essere umano e allo stesso tempo è qualcosa che fa parte di Dio. Questa relazione

chiamiamola “amore”. Anche nel secondo racconto della creazione (Gen 2,18-24) si dice, in

altri termini, la stessa cosa. L’uomo e la donna sono corrispettivi, co-

relativi, sono in funzione e in

dipendenza l’uno dall’altra. Certamente qui si ha a che fare con l’unione sponsale. Questa è la categoria

migliore per esprimere la natura profonda dell’essere umano che è fatto per la relazione

d’amore; o, in altri termini, per donarsi.

C) L’immagine di un Dio che ama.

C’è però alla base di tutto un’altro dato fondamentale. Quello che Dio fa, creando l’uomo e creandolo

a sua immagine, lo fa di sua totale spontanea volontà. L’atto creativo di Dio è totalmente libero

e gratuito. Quello che emerge dal primo capitolo del primo libro della Bibbia e che all’inizio di

tutto c’è un Dio – di cui non conosciamo l’immagine – ma che veniamo a conoscere come qualcuno

che fa gratuitamente cose buone. Cioè: in un certo senso Gen 1 ci descrive l’immagine di Dio attraverso

la narrazione del suo agire. La prima descrizione che ci viene data di Dio è quella di qualcuno

che crea, che chiama all’esistenza gli esseri, che fa cose buone, in modo libero e gratuito. Come vogliamo

chiamare questo atteggiamento? E come altro lo si può chiamare se non con il termine “amore”?

Allora la prima immagine di Dio che abbiamo nella Bibbia è quella di una persona che ama.

La Scrittura ci parla di un Dio che è amore anche senza usare questa parola

4. L’uomo è creato ad

immagine di una persona che ama. E questo amore ha i connotati non del sentimento, ma della libertà

e gratuità. Dunque l’essere umano è costitutivamente creato nell’immagine dell’amore. Non di

qualsiasi amore, ma di questo preciso amore che ci è mostrato in Dio.

2. Sentimento e/o amore?

A) Razionalità e prassi.

Possiamo adesso capire meglio che l’amore – quell’amore che secondo la Rivelazione è il fondamento

della creazione – è a prescindere dal sentimento. Questo è meraviglioso. Legare l’amore al

sentimento è quello che fa deragliare tutto, quello che ci manda completamente fuori strada. Certo,

il sentimento ha della connessioni con l’amore, ma non può essere identificato con l’amore. È qui il

grande equivoco. A volte il sentimento nasce dopo l’amore. Se una persona è aperto alla vita in modo

totalmente disinteressato e genera figli in modo totalmente altruistico, quella persona non parte

dal sentimento. Dopo però certamente avrà sentimento per quei figli che ha generato. Ma anche nel

momento in cui non dovesse avere più sentimento non significa che non li deve più amare. Lo sbaglio

fatale di tanti consiste nel fatto che identificano l’amore con il sentimento. Se io mi innamoro

di una persona di cui non mi devo innamorare, non significa che allora la devo amare. Per nulla. Viceversa,

se non provo più sentimento per la persona che devo amare, non significa che non la devo

più amare. Questo ci mostra che spesso il sentimento è ingannevole, mentre l’amore non è mai ingannevole.

Si può e si deve amare a prescindere dal sentimento. La felicità sta nell’amare, non nel

sentimento.

Allora vediamo che l’amore ha più a che fare con la razionalità – una razionalità intesa come sintonia

con il logos universale, quello con cui è stato creato l’universo – che con il sentimento. Ma

soprattutto l’amore ha a che fare con la prassi. Si ama agendo, non “sentendo”. Anche noi vogliamo

essere amati in una forma pratica, non sentimentale. A che mi serve che uno dice ha sentimento per

me se poi in pratica non agisce bene con me? Dio ha mostrato il suo amore verso di noi perché

quando eravamo ancora peccatori ha mandato il suo Figlio a morire per noi (Rm 5,8). Questo non è

un sentimento, è un fatto.

B) Amore e prassi.

Che l’amore abbia a che fare con la prassi è qualcosa di grande. In genere i giovani pensano ad

un amore romantico, sentimentale, che poi rovinano molto presto con la sessualità, e non di rado diventano

cinici. L’amore ha a che fare con la prassi. Noi siamo felici se amiamo, ma se amiamo nella

4

Teniamo presente che la Bibbia, specialmente l’Antico Testamento, usa con grande parsimonia i termini “amore”, “amare”,

probabilmente proprio perché sono, molto più di altri, soggetti ad interpretazioni soggettive. Si parla dell’amore

molto più attraverso il richiamo a gesti concreti.

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prassi, non a livello sentimentale. Certo, l’amore non è possibile se non partendo dalla fonte che è

Dio. Lui è la fonte dell’amore. E ogni amore che ci può essere in noi, piccolo o grande che sia, proviene

soltanto da Dio. L’immagine di Dio che è in noi proviene da Lui; è Lui che ha creato l’uomo

in questo modo. Ma oltre a questo, l’amore di Dio viene effuso, versato nei nostri cuori per mezzo

dello Spirito Santo (Rm 5,5).

3. Cristo immagine di Dio

A) Creato per amare.

Abbiamo detto che la Scrittura ci mostra fin dall’inizio, anche senza dirlo esplicitamente,

l’immagine di un Dio che ama. S. Giovanni dirà che Dio è l’amore stesso (1Gv 4,8). L’uomo è creato

ad immagine di questo Dio. E la prova di ciò è che è creato maschio e femmina, in una dimensione

relazionale. L’amore ha a che fare con la relazione. Anche in Dio perciò deve esserci una dimensione

relazionale. Questo va capito bene perché è la chiave per la felicità umana. Non è la scienza

che darà all’uomo la felicità. La felicità per l’uomo può trovarsi soltanto nel riconoscimento e nella

realizzazione della sua vera dimensione che è quella di un essere creato per amare.

B) Una definizione più precisa.

Se è vero che volere il bene dell’altro gratuitamente può essere una definizione dell’amore, ancora

tuttavia manca qualcosa. Perché è chiaro che questo può essere voluto e fatto anche senza costarmi

nulla, o molto poco. Si può fare del bene a qualcuno senza perdere nulla di proprio. Però si

può dare – e in effetti si dà tante volte – la situazione in cui per volere e fare il bene dell’altro questo

implica un costo a me stesso. E certamente quando si perde qualcosa di proprio per il bene altrui

penso si possa dire che siamo di fronte ad un tipo di amore più serio e più vero. E qui sta in fondo il

problema. Perché io dovrei perdere qualcosa di me – il mio tempo, i miei soldi, la mia stima, la mia

salute, la mia vita – per un altro? Si può fare soltanto per amore, direbbe qualcuno. Ok! E questo ci

dice appunto che soltanto in questi casi siamo di fronte veramente all’amore. Però risulta che tante

volte, quasi sempre in realtà, non lo facciamo. Amare quando ci costa qualcosa di importante lo avvertiamo

come di difficile attuazione. Eppure, in fondo, non si dà alcun amore vero senza perdere

qualcosa di proprio. E questa è l’immagine di Dio nella quale siamo stati creati. Tutta la rivelazione

ci vuole mostrare sempre meglio come questa sia l’immagine di Dio.

C) Cristo è l’immagine del Dio invisibile.

La rivelazione definitiva di Dio l’abbiamo in Cristo. Egli ci rivela nel modo più chiaro possibile

chi sia Dio e quindi chi sia l’uomo. In Col 1,15 si dice che Cristo è «immagine del Dio invisibile,

primogenito di ogni attività creatrice» (cfr. anche 2Cor 4,4). Se potevamo avere dubbi ancora

sull’immagine di Dio, perché Egli comunque rimane fondamentalmente invisibile, ora grazie a Cristo

abbiamo accesso al Suo volto. Per comprendere Dio, e quindi chi siamo noi, dobbiamo guardare

a Cristo. E guardando a Cristo cosa vediamo? Cosa ci ha rivelato di Dio? Gesù non ci ha rivelato

soltanto qualche messaggio da parte di Dio, come poteva essere per un qualsiasi profeta. Gesù ci ha

rivelato l’essenza stessa di Dio, tanto quanto almeno può essere compreso da noi. Ci ha rivelato la

“invisibilità” di Dio (Gv 1,18). Ma cosa esattamente?

D) Ad immagine del mistero pasquale.

Poco dopo nella lettera paolina si dice che «in lui (cioè Cristo) fu creato ogni cosa, nei cieli e sulla

terra» (Col 1,16). Cosa significa questo “in lui”? In che senso tutte le cose sono create in Cristo?

Il CCC dice che ogni cosa creata porta una certa somiglianza con Dio (41). Se noi guardiamo il creato,

se guardiamo come funzionano le cose nell’universo, vedremo che in un certo senso tutto muore

per dare la vita. Non c’è nessuna realtà che sia a se stante, completamente autonoma. Se possiamo

avere dei dubbi sulle realtà inanimate, sicuramente non per le realtà animate. Pensiamo semplicemente

come una pianta abbia bisogno del sole e dall’acqua. Però in fondo anche il sole e l’acqua,

realtà inanimate, hanno bisogno di un ciclo e, comunque sia, sono in funzione di qualcosa e di qualcuno.

Per farla breve, tutto nel creato si consuma in funzione di qualcos’altro. In altre parole, una

realtà perde se stessa per alimentare un’altra. Vediamo così quello che appare un meccanismo che

riflette in qualche modo la definizione di amore che davamo prima. Si può parlare d’amore lì dove

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il bene che si fa all’altro mi costa qualcosa. Se per l’altro io mi privo di qualcosa di mio o di me. Fino

al gesto estremo di chi perde la propria vita perché l’altro viva. Nel creato vediamo in qualche

modo questo processo. Che è il processo del mistero pasquale. In ogni creatura possiamo vedere, se

ne abbiamo la luce, un’impronta del mistero pasquale di Cristo, il quale ha dato la propria vita perché

gli uomini vivano. E in questo vediamo l’immagine di Dio.

E) L’autolimitazione di Dio.

Certamente Dio non può morire, né privarsi di qualcosa di sé. Però in un certo senso l’atto creativo

di Dio è una autolimitazione che Egli ha posto a se stesso. Basti pensare al fatto che l’uomo è

in grado di porre la sua libertà in contrasto con Dio. Ma soprattutto Dio si è fatto uomo proprio per

potere dare la vita per noi, per poter morire per noi. Allora se ci lasciamo illuminare dal mistero pasquale

di Cristo vediamo il cuore, l’essenza di cosa sia l’immagine di Dio e quindi la nostra profonda

vocazione.

7. La realtà del peccato

A) La fatica di amare.

Abbiamo detto che chi può dirci qualcosa sull’amore non è qualsiasi scienza. Caso mai

l’antropologia. Ma anche l’antropologia filosofica arriva fino ad un certo punto. Abbiamo guardato

un attimo allora a quella teologica, così come appare all’inizio della Bibbia. E la Bibbia ci dice che

Dio è un essere personale che fa cose buone gratuitamente. Questo lo possiamo chiamare “amore. E

abbiamo anche detto che questo tipo di amore che appare all’inizio della creazione non può provenire

da un sentimento. Esso è a priori e a prescindere da qualsiasi sentimento. Così deve essere per

l’uomo. La sfera sentimentale fa parte dell’uomo, ma non è legata soltanto all’amore. Anche l’odio

è un sentimento. Certo, il sentimento ha a che fare in qualche modo con l’amore, ma non può essere

esso a determinarlo. Noi spesso ci muoviamo in base al sentimento perché è una specie di droga che

ci facilita il fare le cose. Vorremmo fare soltanto le cose che ci piacciono, perché ci costano meno

fatica. La stessa cosa costa molto meno fatica a chi piace rispetto a chi non piace. Insomma, è molto

più facile amare spinti dal sentimento. Però questo modo di condurre la vita finisce in una alienazione,

quasi come per chi si droga o per chi beve. Un alcolizzato è attratto dall’alcol, ma ciò non significa

che quello sia una cosa buona. Il fatto è che la verità scritta dentro di noi è che siamo creati

per amare, a prescindere dal sentimento.

B) L’incapacità di amare.

Se noi ci lasciamo illuminare da questa verità rivelata, dovremo ammettere facilmente che è vero

che in noi c’è il desiderio di amare. Anzi, che siamo creati per amare; che questa è la verità primaria

scritta dentro di noi. Però allo stesso tempo ci accorgiamo che amare non è per nulla facile. Realizzare

l’immagine di Dio in noi risulta problematico. Anche fra gli stessi marito e moglie. Ci scontriamo

con tante difficoltà, con una limitazione profonda. Perché questo? La rivelazione ci dice che

è a causa del peccato. C’è una “malattia”, un deficit nell’essere umano che gli rende come impossibile

realizzare la sua vocazione all’amore. Questa malattia non può essere stata creata da Dio. Il

peccato è una realtà assolutamente indiscutibile. Questa lotta fra il desiderio di amare che c’è

nell’uomo e la sua incapacità a farlo è stato descritto mirabilmente da S. Paolo in Rm 7,14ss.

da completare …

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